La foto che ho inserito oggi nella testata del blog e che ritrovate più sotto (nel caso mi venisse voglia di cambiarla non potete perdervi questa perla) ritrae mia mamma e, incidentalmente, una delle mie sorelle e alcuni amici e cugini, ai tempi in cui dà l’idea di essere stata scattata, anno più anno meno.
Voglio dedicare questo post a mia madre, che è la persona più pazza che io conosca, con la prerogativa di saperlo nascondere in modo magistrale.
“La Clelia” (Festa per la precisione, e speriamo che non si metta a navigare in internet che quella è capace di denunciarmi) è la donna delle sfide in campo, la temeraria della bassa ferrarese che ha portato i suoi, instancabilmente curiosi, occhi verdi fino in Venezuela. Oltre ai ricordi di emigrante che fece fortuna, quindi una vita da sballo, dalla quale è fuggita appena ha potuto, di quel Paese le è rimasta l’immensa cultura: infatti, anche se da anni è tornata in Italia, mia mamma parla lo spagnolo benissimo, praticamente come Mike Buongiorno parla l’americano, del resto sono nati entrambi nello stesso anno come lei suole fiera ripetere.
Chi ha conosciuto mia mamma non se la scorda e ancor oggi quando mi ritrovo con i vecchi amici è come quando ero piccola: è di lei che mi chiedono, è di lei che si parla. Insomma spesso mi ha rubato la scena, le sono molto grata per tutto questo sollievo.
Senza entrare troppo sul personale, se no quella m’ammazza, per descriverla brevemente, posso dire che potrebbe essere la protagonista principale di “Non pensarci“, perché credo non abbia mai pensato una sola volta nella vita.
Ora probabilmente, nella descrizione data sin qui, sto dando l’impressione di criticarla, tutt’altro credetemi: il mio è un grande elogio alla sua persona, al suo essere mamma quattro volte, soprattutto quando ha deciso di diventarlo all’età di 42 anni esattamente 42 anni fa
, all’aver vinto il cancro con due operazioni, ad aver avuto la prima crisi d’ansia a 78 anni (chissà forse aveva provato a pensare… ma ha fatto presto a smettere le faceva paura) all’essersi fidanzata all’età di 81 anni, alla sua vita condotta da sempre “a culo col mondo” (porcaputt… che invidia!), sempre con il sorriso su di un labbro e la ferocia del combattimento sull’altro. Con la risata contagiosa e la puntuale sprangata sulla crapa.
Chi la conosce lo sa, lei non ha mai torto.
Qualcosa da lei avrò pur preso.
ti amo mamma!
brava!!!!!!!
)
scrivi più spesso, ma non su di me!!!
un bacio anche alla Clelia (gran mamma nonostante tutto)
paura eh
ma di che poi? Anche tu sei una grande amica “nonostante tutto”, quasi quasi ci faccio un pensierino.
f
credo che dovresti farglielo leggere il tuo blog: si commuoverebbe due secondi, poi ti direbbe che non hai proprio nulla d’altro da fare, con il suo sano accento frarés.
l’ho vista solo un paio di volte, ma sempre mi ha lasciato questo vago sapore di familiarità: molto più che qualcosa hai preso da lei.
un abbraccio ad entrambe
Beh, una mamma “partigiana”, nel senso “generale” della parola, non può che essere di conseguenza (dovrei però dire essere stata), una ottima suocera e credetemi, ne ho ben donde……
In barba ai puntini sospensivi, la “vecchia Clelia” mi ha regalato una splendida amicizia e un’altrettanto splendida (approssimando per difetto), moglie.
L’amicizia è rimasta, la moglie no….ma questa è un’altra storia.
In una “squinternat family”, due con le palle ci volevano: madre e figlia minore.
Un bacio ad ambedue,
Lorìssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss
AAAAAhhhh!
Colei che tanto viaggiò,
sposò,
abbandonò,
convisse (con poca convinzione)
scappò,
tornò,
riabbandonò,
ballò,
“Migliorinò”,
“Vallerenò”,
Patanò’,
figliò,
infermierò (suo malgrado),
sola restò,
ma MAI si perse d’animò!
(Concedetemi una licenza di pesca e una poetica).
Morale: Meglio cent’anni da Clelia che un giorno da Pippo…….
Galeà
ecco… dopo la poesia di Galeazzo sono fottuta… se mi becca la “vecchia” non sopravvivo.
Per la cronaca: Pippo è JodyPat, ovvero il padre, minchia!
Posso reputarmi una persona fortunata. Nell’arco della mia vita ho conosciuto persone di ogni tipo, dagli squali ai cherubini,dagli sciacalli agli omini di marzapane, dai “branda” alle Patanè.
Un sacco di anni fa ho avuto la fortuna di incontrare la figlia, e come quelli che giocano imprudentemente sulle rotaie sono stato travolto dal “treno-Fiore”, poi ho avuto anche la fortuna di conoscere la mamma, colei che ha dato le basi ed i geni all’iperbolica figlia. Son proprio una persona fortunata…………… ho anche conosciuto la Zabri, ma questa è un’altra storia.
Baci cabriolet
Mich
la poesia è bellissima!!!!!!!!!!!!!!
))
però, devo confessare che non ho capito chi è Pippo
sabri
risposta per Mich
))
direi che è un onore avermi conosciuto
non ne sei felice?????
per la Fiorellina
http://lazorra.splinder.com/
Risposta per la Zabri:
come dicevo stamani, ritengo di essere una persona fortunata.
Ho conosciuto le Patanè, ho fatto alcuni incidenti in moto ma sono ancora vivo, sono scampato alla strage di bologna (dovevo partire ma era troppo caldo) e alle torri gemelle (invece di andare nella grande mela sono andato a ballare la salsa), ho tanti amici da non ricordare più quanti sono, di cognome non faccio nè berlusconi,nè prodi,nè veltroni etc etc.
Non voglio tirarla per le lunghe, non mi posso lamentare.
Ma se ci trovassimo una sera? in effetti sono sempre io quello incasinato…. baci station wagon
Mich
ciao fiore bellissima idea!
sonia
Gli Occhi della Clelia… un incontro con aurora, saette e caffeina!
Mi ricordano quelli della mia nonna Vanda di Crevalcore: passione della gente vivace e tormento dei pigri.
Complimenti Fiore per l’esercizio di stile e per quella BOMBA di mamma che mi hai fatto conoscere (è già passato un anno o sbaglio?) per sembrarmi meno pazza vicino a lei.
Dovevi conoscere la Vanda…
Ti voglio un mondo di bene
Mone
Ecco che Simone come sempre mi commuove! Già poi la “Vanda” me la immagino, a partire dal nome!
Secondo te, quando saremo vecchi, ci descriveranno in tono così dolcemente ironico o ce ne diranno di tutti i colori?
L’importante che ne parlino
Io poi a te ti vedo già: incedere con passo lento e deciso per Pavullo con la tua zanetta dal pomello in avorio e puntale in argento, sempre molto elegante, che parli alle donne come solo tu sai fare, dei grandi segreti del ritocco fotografico – che allora sarà considerato vecchio artigianato no? tipo che probabilmente ci saranno programmi che faranno tutto da soli attraverso direttive vocali?! o chissà cos’altro, roba che non ci immagineremmo mai! Pavullo City incantata dai tuoi racconti Simo! te l’immagini?
…e Roberto dietro che borbotta perché gli tocca fare il vecchio Maestro nel coro di Pavullo.. questo posto in culo ai lupi!
vi sprimaccio.
Fiore
Non ho capito nulla e non ho capito soprattutto la poesia di Galeazzo Acquabassa… ma immagino sia densa di significati che la mia mente limitata non può carpire.
Onore e gloria al maestro Acquabassa nei secoli dei secoli. Lunga vita a Galeazzo!
eh.. caro SimoneRaul… Galeazzo non è da capire, bisogna prenderlo per quello che è – e tu del resto dovresti saperlo meglio di me, oddio, forse meglio no, ma come me – e comunque ti assicuro che mai poesia è stata più centrata per mia mamma.
ciaoooo
flowers